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Intervista: Sam Raimi parla di Drag Me to Hell – prima parte

Drag Me To Hell segna il ritorno lungamente atteso di Sam Raimi alle sue radici horror. Nel suo ultimo lavoro l’apprezzato maestro del cinema del terrore narra infatti le spaventose vicende di Christine Brown (Alison Lohman), una giovane donna la cui vita idilliaca si trasforma in un inferno, per una terribile maledizione scagliata contro di lei. Esperto di film di genere, Raimi si era fatto conoscere nel 1981 con La casa, affermandosi poi come uno dei registi più autorevoli, fino a dirigere di recente la serie di Spider Man (che ha fatto registrare un incasso complessivo di quasi due miliardi e mezzo di dollari ai botteghini di tutto il mondo).

Guardando Drag Me To Hell, si ha l’impressione che tu sia come un bambino in un negozio di caramelle, che stai facendo quello che ami fare di più.

E’ vero. Mi è piaciuto un sacco girare questo film. Eravamo in mezzo a persone che conosco e con le quali mi sento a mio agio. E per quanto riguarda quelli che non conoscevamo, credo che con i nuovi arrivati abbiamo avuto molta fortuna.

Perché hai deciso di tornare al genere horror?

Libertà. Questa è stata una delle ragioni principali. Su questo film potevo avere un controllo creativo totale e il final cut, che in effetti avevo avuto per la prima volta già per il mio primo film, La casa. Ho potuto fare quello in cui credevo. Non ho dovuto discutere con nessuno per gli aspetti creativi. Perciò in questo senso è stato rigenerante. E, tanto per cambiare, mi andava anche di lavorare con un budget limitato. Nonostante sia quello che ho fatto per vent’anni, negli ultimi sette o otto anni ho sempre lavorato con budget stratosferici alla Spider-Man, per grandi produzioni. Stavolta è stato molto più semplice. Non ho avuto a che fare con nessun capo dipartimento: solo con gli attori e i tecnici. E credo che questo sia molto più gratificante.

Come è nato Drag Me To Hell?

E’ successo tutto per caso. Mio fratello Ivan ed io avevamo scritto questo racconto breve nel 1989. Poi, solo qualche anno fa, nel 2002, lo abbiamo adattato trasformandolo in una sceneggiatura. Ho una società di produzione di film horror che si chiama Ghost House Pictures, così ho pensato: perché non trasformarla in uno script che funzioni per la nuova società? L’abbiamo scritto pensando a me per produrlo e ad un altro regista da assumere per girarlo. Sfortunatamente questo ha implicato dei tagli alla sceneggiatura per adattarla ad un budget ridotto. E quando ho iniziato a lavorarci, mi sono reso conto di quello che volevo veramente: non volevo solo produrre un film, io volevo realizzare questo film.

Sam Raimi

Sam Raimi

Drag Me To Hell è basato su una maledizione che esiste nella tradizione o su una leggenda metropolitana?

La storia è pura invenzione. Il solo aspetto per il quale abbiamo preso in considerazione l’ipotesi di fare almeno qualche ricerca è stato quello relativo a quale sarebbe stato il demone che viene evocato dal personaggio di Alison Lohman: la donna anziana. Abbiamo fatto il minimo necessario di ricerche per scoprire che ci sono diversi demoni in culture diverse che vengono definiti con il nome di ‘Lamia’. Per una data cultura si tratta di un dio che mangia i bambini, per un’altra è un serpente. Per un’altra ancora è una donna molto sexy ma cattivissima. E abbiamo riflettuto su quanto fosse interessante che tutti avessero lo stesso nome, pur essendo così diversi. Forse raccontano in modo diverso la stessa cosa. Magari anche noi avremmo potuto raccontare una storia su quel demone e chiamarlo Lamia… Tutta la questione in fondo qui ruota attorno ad un archetipo senza tempo usato nel film, assieme a molti altri: l’idea di un personaggio che si macchia del peccato di avidità e per questo è costretto a pagare un prezzo terribile. E’ una storia con una morale che è stata raccontata in molte religioni e in epoche diverse. Perciò, fondamentalmente, è una solida, vera, vecchia e tradizionale storia horror.

Ma nonostante ciò, è molto particolare, specialmente se paragonata ai film horror che vanno di moda oggi.

Mentre giravo questo film non pensavo agli altri film horror. Cercavo solo di rendere la storia più drammatica e divertente possibile. Il nostro obiettivo non è mai stato quello di seguire una moda o anche solo di cercare di offrire al pubblico quello che immaginavamo volesse. Mentre scrivevamo la sceneggiatura, cercavamo solo di fare quello che ci piace – a me e a mio fratello Ivan Raimi – sperando che potesse piacere anche al pubblico.

Come funziona la collaborazione con Ivan?

Ho lavorato a molte sceneggiature con Ivan. Lui è medico di giorno e scrittore di notte. Abbiamo trascorso un sacco di tempo insieme, scrivendo per i film di Spider-Man, per Darkman, per L’armata delle tenebre, e ci siamo divertiti moltissimo. Perciò per noi rappresenta allo stesso tempo un divertimento in famiglia e un divertimento sul lavoro. Tranne quando cerca di modificare quello che ho scritto. Allora lo spasso familiare si riduce un po’, in proporzione a quanto lui vorrebbe modificare (ride).

Fine prima parte

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