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Drag Me to Hell: un film sui disturbi alimentari?

A molti di voi Drag Me to Hell è piaciuto tantissimo. Una delle qualità maggiori del film di Sam Raimi è la raffinatezza con cui il regista è capace di costruire personaggi a tutto tondo e affrontare tematiche di un certo tipo pur realizzando un film horror estremamente divertente e di grande intrattenimento.

Personaggi così approfonditi da far sì che in rete (in particolare su IMDB) circolino teorie sulla vera storia che potrebbe celarsi dietro al film, una storia di disagio alimentare. Drag Me to Hell potrebbe essere visto infatti come un film sulla bulimia, dove una ragazza si pone freni psicologici così forti da avere allucinazioni e, alla fine, impazzire letteralmente. Attenzione agli spoiler che seguono dopo il salto…

Christine Brown, la protagonista interpretata da Alison Lohman, ammette durante il film di avere dei problemi famigliari non indifferenti: la madre è vittima di una dipendenza, e in una scena scopriamo che Christine, da piccola, ha sofferto di un disturbo alimentare. In una foto vediamo la protagonista da piccola davanti a una scritta: “Regina dei Maiali”. La motivazione di Christine, quindi, potrebbe essere quella di non cedere alla dipendenza da cibo come sua madre, tanto che durante il film la vediamo mentre, con piccoli ma significativi gesti, “rinnega” le sue origini: ad esempio, in una delle scene iniziali la vediamo ascoltare un nastro sulla corretta dizione, nel tentativo di correggere il suo accento tipicamente del sud degli Stati Uniti: non vuole più essere “la ragazza di campagna”, vuole fare carriera.

Nel film Christine si tiene sempre alla larga dal cibo, e la fame (secondo questa ‘teoria’) potrebbe causarle delle allucinazioni, che si manifestano sotto forma del demone. Tutta la persecuzione soprannaturale, quindi, sarebbe irreale, e persino l’esorcismo sarebbe un parto della sua mente (tanto che al suo fidanzato non è permesso parteciparvi). Da notare che ogni volta che vediamo del cibo nel film, Christine viene attaccata dal demone, ogni volta mentre si trova in cucina. Alcune ombre rivelano lo spirito con zoccoli da maiale. La stessa vecchia signora è raffigurata come un insieme di simboli legati alla bulimia e all’ansia: non ha denti, mangia e ruba le caramelle. Al suo funerale tutti mangiano e bevono in maniera quasi forsennata. In una scena da incubo, la donna vomita sulla ragazza, e poi le spinge il braccio in gola forzandola a ingoiarlo.

Ancora più incredibilmente, nella scena in cui Christine si trova a cena dai genitori del ragazzo, quando mangia la torta (l’unico momento nel film dove la ragazza mangia qualcosa) trova al suo interno un… occhio accusatore.

Insomma, una teoria affascinante. Forse Raimi non voleva dire questo con il suo film, o forse ha seppellito al suo interno tutta questa serie di dettagli per costruire motivazioni plausibili per i suoi personaggi e realizzare un film veramente coinvolgente. La risposta di chi lo ha visto, comunque, sembra dargli ragione

Drag me to Hell

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