Intervista a Justin Long – Seconda parte
Com’è stato lavorare con Alison Lohman?
E’ stata l’esperienza più divertente e semplice del mondo. Dall’epoca de Il genio della truffa ho sempre pensato che fosse una delle migliori giovani attrici che avessi mai visto. Mi piaceva guardarla e ho cercato di non perdermi nessuno dei suoi film. In effetti avevo già cercato di fare un film con lei, circa un anno prima che cominciassimo le riprese di Drag Me To Hell. Perciò ero felice di poter lavorare con lei. E, lo ripeto, il mio compito in questo film è davvero quello di farle da spalla, in tutti i sensi. Certamente in termini di durata della mia presenza sullo schermo, ma anche per quanto riguarda il mio rapporto con l’attrice principale. Il percorso è il suo, e io sono lì solo per aiutarla. Il mio compito era semplicemente quello di amarla. In fin dei conti, si trattava solo di questo. Ed è stato facile. Lei lo ha reso facile.
Eri invidioso del fatto che tutta la parte divertente fosse per Alison?
Altroché!… Gironzolavo attorno al set mentre lei faceva di tutto. Veniva spinta al limite. Sai, Sam l’ha fatta lavorare davvero duramente, ma lei ha più che superato la prova. Non ho mai visto un’attrice lavorare tanto. Io intanto gironzolavo sul set ed ero segretamente invidioso di non poter far parte di tutto quel macello. I miei amici mi dicevano cose tipo “Ehi, sarai in un film horror di Sam Raimi!” E io “Ecco quello che faccio. Dico, ‘Baby, andrà tutto bene. Sarò nella stanza accanto. Resta qui, non ci saranno problemi’.” Poi io esco e tutte quelle cose incredibili alla Sam Raimi succedono. E io rientro di corsa e faccio “Che è successo? Stai bene? Ci sono io qui ora!” Dissolvenza, scena successiva.
Stanno uscendo molti tuoi film…
Voglio che la gente si stufi a morte di me! Voglio saturare il mondo del cinema con la mia faccia da scemo! Scherzi a parte, in realtà è dipeso da due cose. Il fatto è che mi piace lavorare. Divento ansioso quando non lavoro. Mi piace recitare ed è quello che preferisco fare. Ma c’è di più. Mia madre è stata un’attrice, una grande attrice, e crescendo ho visto il lato peggiore della cosa. Ho visto il business, a cosa può portare, e quanto riesca ad essere incostante ed effimero. E quindi c’è una parte di me che desidera prendersi tutto quello che può. Nella mia carriera ci sono stati quei momenti in cui ogni film apre nuove opportunità. Dodgeball… Die Hard… E adesso La verità è che non gli piaci abbastanza mi ha offerto opportunità straordinarie che non mi ero mai immaginato di poter avere. E perciò voglio approfittarne. Hai sempre questa sensazione di non voler scendere dal treno e di voler correre sempre più velocemente. Ma può essere anche pericoloso. Sai, fai troppe cose e…
Credi alle maledizioni?
Credo in un sacco di cose strane. Credo ai fantasmi. Credo ad alcuni miti. Ma non credo sul serio alle maledizioni. Non dovrei dirlo, perché allora rischio di essere colpito da una maledizione per averlo detto!
Che speranze hai per Drag Me To Hell?
Non vedo l’ora di vederlo di nuovo. Sembrerà una cosa molto arrogante perché sono nel film, ma sono davvero emozionato all’idea che la gente lo veda. Sono emozionato per molte ragioni, perché la gente veda Alison. E poi anche per i fan. Da fan, sono emozionato per gli altri ammiratori di Sam Raimi e dei film di genere. Io stesso non vedo l’ora di vederlo di nuovo.
Per chi si fosse perso la prima parte dell’intervista, può recuperarla qui.



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