Sei ragioni per cui più film horror dovrebbero essere come Drag Me to Hell
Il blog Film Roster è tra quelli che più hanno apprezzato Drag Me to Hell, il film di Sam Raimi nei cinema italiani dall’11 settembre, e per sostenere la pellicola ha pubblicato una curiosa classifica intitolata “Sei Ragioni per cui più film horror dovrebbero essere come Drag Me to Hell”.
“Perché i cinema vengono invasi ogni settimana da questi noiosi, generici e immobili film horror? E’ colpa mia? Ho fatto qualcosa per causare questa scia di mediocricità cinematografica? (…) Gli studios non ascoltano quando diciamo le nostre opinioni, e quando si tratta di un film horror non guardano le recensioni, non hanno interesse a leggere sui blog le opinioni di chi si lamenta dell’ennesimo terribile remake. Gli studios ascoltano solo il suono del potente dollaro. Nel caso del brillante film di Sam Raimi, il regista ci ha dato un megafono. Il problema è: lo useremo?”: così esordisce il blogger, che prosegue con le sei ragioni di cui sopra:
- Non è prodotto da Michael Bay
Un mucchio di film horror recenti (non staremo a fare l’elenco) sono prodotti dal grande regista, ma in realtà figura solo il suo nome, perché a livello creativo non ha nulla a che fare con queste pellicole. Nel caso di Drag Me To Hell, invece, abbiamo un regista di alto livello che è nato con il genere horror nel sangue. - Lo sviluppo dei personaggi
Quando si va a vedere un film horror, la prima cosa che deve funzionare è il coinvolgimento con i personaggi. Il più delle volte i personaggi dei film horror corrono o muoiono, alternando dialoghi cliché a stereotipi vari: la ragazza volgare, il nerd, l’amabile perdente, la bella ragazza straniera: sono tutti personaggi pronti per essere uccisi. Un regista come Sam Raimi sa molto bene come spaventare qualcuno, così può trasformare le vittime stereotipate in personaggi a tutto tondo, così che lo spettatore ci si possa identificare. - Non è un sequel (né un remake)
La gente ama le cose familiari: si sente a suo agio a sapere cosa bolle in pentola. In questo film tutto quanto è nuovo, ci sono cose che non sono mai state mostrate in un film horror. L’idea di una vecchietta sdentata che si mette a mordere Alison Lohman è veramente disgustosa. Gli studios adorano i sequel perché sono facili da vendere: la gente conosce i personaggi, si possono riciclare le storie e c’è meno rischio. Ma con poco rischio, c’è poca eccitazione e poca soddisfazione per il pubblico. Il genere horror deve scuotersi e provare nuove idee originali, magari facendo anche qualche errore. - Il rating PG 13 (sconsigliato ai minori di 13 anni)
L’idea generale è che un film PG-13 sia per ragazzini, non sia veramente spaventoso. Christopher Nolan ci ha mostrato l’anno scorso che non serve un divieto ai minori per fare un film spaventoso e coraggioso. Nello stesso spirito, Sam Raimi ha sfruttato il PG-13 come una opportunità per mostrare cose spaventose senza impiegare una quantità enorme di sangue e nudità. Riesce a fare un film spaventoso senza bisogno di un divieto ai minori. - E’ spaventoso
C’è una differenza tra l’essere legittimamente spaventati e l’essere disgustati tanto da strillare “ma dai!!”. Le torture dell’Enigmista sono terrificanti, ma dubito che qualcuno sia uscito dal cinema terrorizzato all’idea che un vecchio malato di cancro li perseguiti intimandogli di “fare un gioco”.
La morte incombe su tutti noi, anche se la ignoriamo abbiamo degli elementi che ce la ricordano tutti i giorni, e che ci circondano: la bellezza sparirà, la giovinezza scomparirà. Drag Me to Hell parla di questi temi: la vecchietta patetica supplica la giovane e bella ragazza di estenderle il mutuo della casa. Quando la bella e giovane ragazza le rifiuta questo favore, la strega la avvicina nel parcheggio e la maledice con una terribile maledizione. Quando la vecchia non sta attaccando Alison Lohman, è tormentata da un demone. Non vediamo mai questo demone. Raimi sa molto bene, come M. Night Shyamalan, che l’immaginazione crea i mostri più terrificanti. Perfezionando sequenze originate nei film della Casa, il regista crea un mostro veramente spaventoso grazie alle ombre, al vento, a forze invisibili. L’assassino più spaventoso è quello che non vediamo arrivare. - E’ divertente
L’umorismo è alla base del coinvolgimento degli spettatori. Soprattutto l’umorismo legato alle situazioni che vivono i personaggi, e a cui reagiscono con realismo. Il miglior esempio è la raffigurazione di Joker data da Heath Ledger: terrificante, ma spassoso in ogni sua mossa. Chi ha visto i film della Casa sa che Sam Raimi è terribilmente divertente. Anche in Drag Me to Hell Raimi risplende come genio della comicità, senza bisogno di budget stratosferici. Ogni scena spaventosa ha un contrappunto comico. La cosa importante è che l’umorismo non viene spiattellato in faccia, non ci costringe a ridere: la risata arriva grazie al modo intelligente che ha di inserire alcuni sottili dettagli che aumentano la tensione e lo spavento.



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