Il canale ReelzChannel ha svolto diverse interviste con i protagonisti di Drag Me To Hell e oggi vi proponiamo un filmato a questo riguardo qui sotto. Justin Long dice di aver sempre sostenuto il personaggio della Lohman, anche se rimaneva scettico. Comunque, era molto facile lavorare con lei, perché in effetti l’unico lavoro che doveva svolgere era instaurare una sintonia con la Lohman.
Alison Lohman invece sostiene di aver avuto un gran bisogno di Justin Long, che è riuscito a farla ridere. Inoltre, ha detto a Lorna Raver di arrivare al limite e di strangolarla nelle scene che hanno girato insieme, per aumentare la dose di realismo della pellicola.
Proprio Lorna Raver rivela che sia lei che la Lohman volevano eseguire personalmente la maggior parte delle loro scene. Sam diceva cosa sarebbe dovuto succedere e c’erano anche i responsabili degli stunt, che consigliavano lei e Alison come rendere migliori le cose e magari anche più cattive. Infine, Sam Raimi ironicamente, parlando della Lohman, dice che ha sofferto molto, visto che è stata picchiata, colpita e tante altre cose. Insomma, non devono essere state delle riprese semplici per l’attrice protagonista…
Manca solo un giorno all’uscita di Drag Me to Hell nei cinema italiani! Abbiamo intervistato in esclusiva per il blog di Drag Me to Hell il montatore del film di Sam Raimi, ovvero Bob Murawski, che ci parla di com’è lavorare per il grande regista horror…
1. Com’è lavorare con Sam Raimi?
Lavorare con sam è grandioso. Adora il genere horror e sa come si gira una buona scena spaventosa con suspense. Sam è un perfezionista, continua a girare una scena finché non ottiene quello che gli serve a farla funzionare al meglio piuttosto che accontentarsi di qualcosa che non è ottimo. Inoltre, Sam capisce il valore di una buona performance da parte degli attori. Se il pubblico non crede a quello che l’attore dice o fa, non crederà alla scena nel suo insieme e perderà interesse. Quindi Sam lavora moltissimo con gli attori per essere sicuro che ogni battuta nella performance sia buona e realistica, ripetendo una scena tante volte quanto basta a farmi avere il materiale giusto per lavorare bene, far funzionare la scena e iniziare poi a ritagliarla con lui
2. Quanto tempo trascorrete solitamente a lavorare assieme in sala di montaggio tu e Sam Raimi?
Monto il film mentre lui lo gira, e gli consegno il montato delle scene man mano che procediamo, così può vedere il film prendere forma. A volte le cose non vanno secondo i piani, quindi se stanno ancora girando sullo stesso set c’è la possibilità di rifare qualche inquadratura o girare materiale aggiuntivo per rendere meglio la scena. La cosa bella di Sam è che è aperto a idee che potrebbero servire a far funzionare meglio una scena. Un piano ravvicinato qui o lì per chiarire un punto della storia o aggiungere impatto, o addirittura il suggerimento di rigirare una performance che non risulta credibile al 100%.
Una volta finite le riprese, passo circa una settimana a mettere insieme il film, poi vediamo una bozza di montato per capire come risulta nel suo insieme. Poi passiamo un paio di mesi a raffinare le scene, cercando di liberarci delle cose che non ci servono, migliorando le performance con riprese alternative di una stessa scena e lavorando agli effetti visivi. Inoltre definiamo cosa non funziona e non si riesce a sistemare, e così iniziamo a pianificare una lista di riprese aggiuntive da realizzare per portare il film a un livello superiore. Con Drag Me To Hell siamo stati fortunati: abbiamo avuto la possibilità di stendere una lista di inquadrature che sapevamo avrebbero aiutato il film, e di girarle per altri 4-5 giorni, ottenendo nuovo materiale. Penso che con le riprese aggiuntive il film sia migliorato di un buon 30%.
Cerchiamo costantemente modi di migliorare il film durante tutto il processo di post-produzione. Prosegui la lettura…
Com’è stato lavorare con Alison Lohman? E’ stata l’esperienza più divertente e semplice del mondo. Dall’epoca de Il genio della truffa ho sempre pensato che fosse una delle migliori giovani attrici che avessi mai visto. Mi piaceva guardarla e ho cercato di non perdermi nessuno dei suoi film. In effetti avevo già cercato di fare un film con lei, circa un anno prima che cominciassimo le riprese di Drag Me To Hell. Perciò ero felice di poter lavorare con lei. E, lo ripeto, il mio compito in questo film è davvero quello di farle da spalla, in tutti i sensi. Certamente in termini di durata della mia presenza sullo schermo, ma anche per quanto riguarda il mio rapporto con l’attrice principale. Il percorso è il suo, e io sono lì solo per aiutarla. Il mio compito era semplicemente quello di amarla. In fin dei conti, si trattava solo di questo. Ed è stato facile. Lei lo ha reso facile. Prosegui la lettura…
Lo scenografo di Drag Me To Hell ci svela i segreti del film in un’intervista esclusiva…
Quali sono le scene di Drag Me to Hell di cui sei più orgoglioso? Qual è stata la tua fonte di ispirazione?
Per essere un film a basso budget, Drag Me To Hell ha fornito al reparto artistico un’opportunità straordinaria per raccontare una storia decisamente visiva. Come scenografo, era importante distinguere i diversi mondi distinti della nostra storia, iniziando con i grigio-beige blandi della Banca o della sala da pranzo dei genitori di Clay. La casa di Christine è un ponte visivo per quanto riguarda la tavolozza ricca di colori e la densità delle scenografie sul set, che indica come il mondo spirituale si insinui lì dentro. Ma poi devi fare un salto nel folle abisso del mondo spirituale: le sale di lettura della mano di Rham Jas, la casa della zingara e ovviamente la dimora del terrore dove risiede Shawn San Dena. L’intensità dei colori raggiunge vette incredibili qui: il turchese incontra l’arancione, il blu cobalto, il rosa e l’oro. Gli insegnamenti antireligiosi antichi si sovrappongono: immagini greche, latine, ebraiche e musulmane cozzano tra di loro. Fontane e tappezzerie rovinate, fiori e frutti in disfacimento sono presenti in questo mondo, in cui la morte si confonde con la vita. L’ispirazione ci è arrivata da ogni parte, ma soprattutto dai palazzi decadenti del Bosforo a Istanbul. Qui l’Asia incontra l’Europa, i musulmani si mischiano con i cristiani e gli ebrei. Questa è la ricca pietanza che noi volevamo mostrare nel grande Salone di questa dimora. Prosegui la lettura…
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